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Autore Topic: Come comportarsi con una parente a cui è stato diagnosticata la demenza?  (Letto 499 volte)
Steno
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« il: Luglio 08, 2009, 10:21:59 »

Ad una mia parente dopo ricoveri, accertamenti, esami vari hanno diagnosticato un inizio di demenza (dovuto ad una inefficente irrorazione del cervello - se ho ben capito). La notizia anche se è stata data a lei ed ai familiari più prossimi con molto tatto da parte dei medici ha spiazzato tutti, ma soprattutto lei che ad appena 74 anni sa di avere imboccato un percorso che appare senza ritorno. Ongi volta che passo con lei qualche ora, mi appare spaesata, impaurita. Ad ogni occasione non fa altro che ripetere "mi ricordo!!", "lo so!". Sembra quasi voler dimostrare a tutti che sa ancora ragionare bene. Come dobbiamo comportarci per rassicurarla ed evitare che si senta sempre "sotto esame"?
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michela.bottazzi
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« Risposta #1 il: Luglio 10, 2009, 02:56:19 »

In effetti le persone che sono alle prime fasi di demenza,in questo caso si tratta di demenza vascolare, perdono stima di sé, e poiché temono il disorientamento, assumono atteggiamenti conseguenti: alcuni chiedono sempre l’ora, altri vogliono dimostrare  che non è cambiato nulla e inventano strategie per nascondere i loro deficit.  Si tratta di un comportamento definito confabulazione.
In questi casi si è di fronte a persone depresse e spaventate. Bisogna trattarle con molto rispetto, accettando le realtà che propongono ( talvolta nascondono le loro perdite accusando gli altri di esserne la causa , altre volte accusano le persone vicine di furto ecc. ecc.), e soprattutto mostrando molta stima di loro. Utile è l’evocazione di ricordi positivi, dove loro sono stati protagonisti .
L’altro aspetto importante è non trattare la Signora con atteggiamento assistenziale, non metterla “sotto tutela”, mostrare fiducia in lei, e nel contempo evitarle lo stress cognitivo, facendo domande d’orientamento, se non richieste. Mostrare stima, affetto, riconoscimento, evitare di contrastarla o di farla ragionare quando sbaglia è il comportamento più corretto.
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Steno
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« Risposta #2 il: Luglio 14, 2009, 07:32:26 »

Grazie per la risposta "illuminante" che mi da strumenti concreti da cui partire.  Sorriso
Avrei però bisogno di capire meglio le frasi "evitarle lo stress cognitivo, facendo domande d’orientamento, se non richieste". A che cosa ci si riferisce?
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Valeria.Ribani
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« Risposta #3 il: Luglio 15, 2009, 08:59:54 »

Ci sono persone con lapsus della memoria che desiderano essere riorientate. Sono quelle persone che desiderano effettuare trattamenti di stimolazione cognitiva, e ne traggono soddisfazione. Altre, invece, non amano essere messe davanti ai loro limiti, e rifiutano il riorientamento nella realtà. Le persone che sono spaventate dai cambiamenti della memoria percepiscono i tentativi di stimolazione come uno stress. Ti consigliavamo, nella risposta precedente, di evitare domande tipo: ti ricordi che giorno è oggi? sai chi sono? ti ricordi le medicine che devi prendere? ecc. ecc.siamo state ancora una volta "illuminanti"?
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Steno
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« Risposta #4 il: Luglio 28, 2009, 07:58:23 »

Avere indicazioni da seguire è utile, in effetti mi sono reso conto che si cerca di "misurare" frequentamente lo stato di avanzamento della malattia, forse inconsciamente, proprio facendo domande come "ti ricordi?" oppure commenti come "ti sei dimenticata!" "cerca di ricordarti". A proposito, ho letto "Come dentro un grande abbraccio": ne consigio la lettura a quanti hanno un parente con demenza.
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Ornella Dessanai
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« Risposta #5 il: Agosto 07, 2009, 03:35:28 »

salve, esatto la difficoltà è proprio quella di entrare in pempatia con chi vuole comunicare uno stato danimo, un'emozione e non è più interessato allo scorrere del tempo.
Hai letto Mia mammma non trova più la strada di casa?
« Ultima modifica: Agosto 07, 2009, 03:43:58 da Ornella Dessanai » Loggato
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